“L’oro di Sovana”, fascino e mistero di uno straordinario ritrovamento
Le attività di scavo hanno portato alla scoperta di uno straordinario tesoretto monetale tardo-antico costituito da 498 monete d’oro inquadrabili nel V sec. d.C.
Le monete, rimaste nascoste per 1500 anni, offrono uno spaccato eccezionale della circolazione monetaria dell’epoca ed un unicum di importanza straordinaria per la conoscenza di quel periodo, cioè dal 420 al 550 dopo Cristo
“L’oro di Sovana”, fascino e mistero di uno straordinario ritrovamento
In effetti è stato un ritrovamento straordinario quello avvenuto nel 2004 all’interno dell’antica chiesa di San Mamiliano, posta sulla piazza principale di Sovana: 498 monete di oro zecchino con un incredibile carico di curiosità, di storie e di leggende, ritrovate per caso ed oggi al centro di un Museo inaugurato a fine luglio.
Nel cuore del borgo antico di Sovana, durante i lavori di restauro condotti dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio delle province di Siena e Grosseto per il recupero strutturale della chiesa di San Mamiliano e la trasformazione della stessa in contenitore museale, è stata effettuata nell’ultimo decennio un’indagine archeologica che ha rivelato un sito di grande interesse.
In particolare, nel 2004, oltre al ritrovamento di un impianto termale di epoca romana, le attività di scavo hanno portato alla scoperta di uno straordinario tesoretto monetale tardo-antico costituito da 498 monete d’oro inquadrabili nel V sec. d.C., una scoperta davvero significativa che ha indotto le Soprintendenze di settore e l’Amministrazione comunale a modificare l’originario progetto espositivo che prevedeva la realizzazione del Museo etrusco. Infatti, dopo l’eccezionale rinvenimento si è provveduto alla musealizzazione della ex chiesa, lasciando in vista una parte importante dello scavo e l’esposizione di reperti archeologici riferibili alla fase romana della città, dedicando un ampio spazio espositivo al tesoretto monetale.
Il Museo di San Mamiliano che ospita il “l’oro di Sovana” è stato inaugurato il 28 luglio scorso con una importante cerimonia di fronte ad una bella cornice di pubblico. Per Sorano e l’intera comunità si è trattato di una sorta di ritorno a casa, celebrato nel migliore dei modi alla presenza di una moltitudine di persone, con in testa il sindaco Pierandrea Vanni, felice per questo significativo evento che arricchisce culturalmente un territorio come quello di Sovana e delle Colline del Tufo, già particolarmente vivo e ricco di storia e di testimonianze archeologiche di valore. Al taglio del nastro sono intervenuti tra gli altri anche il Sovrintendente per i Beni Archeologici della Toscana Andrea Pessina e l’Assessore Regionale alla cultura Cristina Scaletti. Nel pomeriggio presso il Palazzo Bourbon del Monte, sede della prestigiosa Associazione culturale “I sogni in teatro” di Francesca Ventura, sono stati presentati, il catalogo del Museo “Il tesoro ritrovato. Sovana: La sezione archeologica nella chiesa di San Mamiliano” e a seguire il progetto “Sovana mobile”, progetto TECON@BC cofinanziato dalla Regione Toscana presentato da Piero Tiano direttore dell’ICVBC, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana e il Comune di Sorano. L’obiettivo è lo sviluppo di prodotti e tecnologie per la conservazione e la valorizzazione dei beni culturali, con finalità di promuovere e migliorare la fruizione del patrimonio culturale toscano, per una riqualificazione del territorio anche con l’ausilio della modellazione 3D di ambienti e strutture.
Ma facciamo un passo indietro e parliamo del tesoro e dell’eccezionale ritrovamento.
Si tratta di monete di grande valore storico e culturale che abbracciano gli ultimi periodi di vita dell’Impero romano di Occidente e i primi dell’Impero romano d’Oriente, collegati e riproposti anche grazie a questa straordinaria scoperta che fra l’altro ha posto la parola fine alla spasmodica ricerca del tesoro di San Mamiliano, durata a Sovana e in Maremma più di mille anni. Il tesoro c’era ma è stato cercato ovunque fuorché dove si trovava: nella chiesa, ora sconsacrata intitolata a San Mamiliano, patrono di Sovana.
Il piccolo vaso contenente appunto 498 monete d’oro (inquadrabili cronologicamente tra l’inizio del V sec. con il regno di Onorio e gli ultimi decenni del secolo – regno di Zenone) è stato rinvenuto alla profondità di oltre due metri rispetto all’attuale pavimento. L’occultamento dell’oggetto deve essere avvenuto nell’ultimo quarto del V secolo, in un periodo di gravi difficoltà per la regione a seguito delle invasioni.
Il “tesoro ritrovato” è costituito da solidi aurei. Il Solido era una moneta d’oro introdotta in sostituzione dell’aureo con la riforma monetaria di Costantino I nel 324, rimanendo in uso in tutto l’Impero Bizantino fino al X secolo. Il solido aveva un valore di 1/72 di libbra romana (4,5 grammi circa); il peso e la percentuale di oro nel solido rimasero abbastanza costanti in tutto il tempo nel quale vennero coniati. Come frazioni del solido vennero emessi il semisse, con un valore di mezzo solido, ed il tremisse, che valeva la terza parte di un solido.
Caratteristica del solido era la legenda COMOB, abbreviazione del titolo Comes Sacrarum Largitionum (conte delle sacre elargizioni), autorità che controllava le finanze dell’impero a partire da Costantino, mentre OB (=obryzum) era ad indicare la purezza dell’oro. I tipi di solido si mantennero abbastanza stabili: sul dritto era rappresentato il busto dell’imperatore, senza nessuna connotazione fisionomica, mentre al rovescio era riportata l’immagine della Vittoria con la croce e il globo crucigero, la personificazione di Costantinopoli, l’imperatore o gli imperatori stanti o in trono.
Per quanto riguarda le zecche spiccano Roma e Ravenna seguite da Milano, inoltre è presente con pochi esemplari una zecca gallica, quella di Arles nella Narbonense, poco documentata nella seconda metà del secolo al tempo di G. Nepote e Romolo Augusto.
Il ripostiglio di Sovana rappresenta un scoperta straordinaria sia per la quantità dei pezzi rinvenuti sia per il numero degli imperatori rappresentati.
La scoperta del tesoretto è importante dunque non solo per il valore numismatico del complesso, che si inserisce nella serie certamente non numerosa di ripostigli di monete d’oro del V secolo in Italia, ma anche perché costituisce finora l’unica testimonianza archeologica riferibile all’età tardo-antica, che possediamo per Sovana.
Le 498 monete di oro zecchino ritrovate nella ex chiesa di San Mamiliano a Sovana con il loro carico di curiosità, di storie e di leggende, sono tra l’altro le straordinarie protagoniste di un libro di Alfredo Scanzani dal titolo “L’Oro di Sovana”, recentemente pubblicato per i tipi della editrice Edizione Medicea Firenze. Il volume, realizzato con il sostegno della Banca di Credito Cooperativo di Pitigliano, non è solo il racconto del ritrovamento della olla contenente le monete d’oro zecchino, ma anche un singolare e affascinante viaggio fra storia, curiosità, alchimie, fiabe, leggende, proverbi e aforismi sugli strettissimi legami fra Sovana, gli etruschi e i romani. “Un libro davvero particolare e unico nel suo genere”, ha sottolineato il presidente del Centro Firenze Europa Marco Cellai in occasione delle presentazioni fiorentine prima al Museo Archeologico Nazionale e poi alle “Giubbe Rosse” di Firenze, alla presenza di Mariarosaria Barbera, allora Soprintendente per i Beni Archeologici della Toscana, Giuseppina Carlotta Cianferoni, Direttore del Museo Archeologico Nazionale, Maria Angela Turchetti, Funzionario di zona e Pierandrea Vanni, Sindaco di Sorano.
Estratto dalla guida breve: Il tesoro ritrovato. Sovana, la sezione archeologica nella Chiesa di San Mamiliano.
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Articolo tratto dalla rivista Maremma Magazine, l’unico mensile di informazioni turistiche e culturali interamente dedicato alla Maremma, alla sua gente, alle sue bellezze.
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